Ultimamente la sala ci sta particolarmente a cuore. Non a caso ci siamo già soffermati sull’importanza del menù, su come scriverne uno perfetto ma anche parlato della carta dei vini. Molto spesso è però importante conoscere come tutto è nato e partire dalle basi. Per questo è arrivato il momento di fare un passo indietro e scoprire l’affascinante storia del menù, dalle sue origini ai giorni nostri.
Siete pronti?

IL SIGNIFICATO
Il menù è uno degli aspetti più importanti di un ristorante, è simbolo di ospitalità, di cucina oltre ad essere uno strumento indispensabile per il commensale. Il termine deriva dalla parola francese “menu”, che significa minuto, e indica una breve lista dei piatti serviti. Per questo può essere scritta a mano o stampata su un unico cartoncino. Attenzione quindi: non si tratta dell’elenco di tutte le pietanze disponibili nel ristorante ma di una selezione per il servizio! La lista di tutti i piatti preparati è invece la “carta delle vivande!

LE ORIGINI
È certo che ai tempi di Seneca, Petronio e Marziale, veniva letta ai commensali la lista delle vivande dopo aver indicato a tutti il posto a sedere mentre nel 1549 si passò alla stampa. Già perché Cristoforo di Messisbugo stampò a Ferrara un libro intitolato “Banchetti, composizione delle vivande ed apparecchio generale” dove nella seconda parte elencava i piatti gustati nei banchetti serviti agli ospiti di Ippolito d’Este. Inoltre, in “Cuoco Segreto” di Bartolomeo Scappi, è perfino dedicato un intero capitolo alle liste. Insomma, il menù come “foglio d’ordini” o come programma delle vivande è sempre esistito, solo che non si usava presentarlo stampato o scritto agli invitati. 

UN’EPOCA DI CAMBIAMENTI
Possiamo dunque affermare che la divulgazione del menù è dovuta a due principali cambiamenti. Il primo fa riferimento ai progressi nella tecnica di stampa, non a caso prima i menù erano affidati a calligrafi per i commensali di maggior riguardo. Nel secondo invece, si fa riferimento ai cambiamenti socio-gastronomici: la diffusione del servizio alla russa rispetto a quello alla francese. Risultato? Riduzione drastica del numero delle portate. Sapevate che la diffusione di questo metodo più razionale si deve all’ambasciatore di Russia Alessandro Borisovich Kurakin? L’uomo offrì infatti nel 1850 un banchetto alla corte di Napoleone III e da lì in poi il successo fu assicurato.
Il primo menù scritto in lingua italiana apparve solo nel 1911, quando i Savoia adottarono l’italiano come lingua ufficiale di Corte senza però abbandonare i piatti della grande cucina di Francia.

Nel corso del Novecento la carta si è diffusa gradualmente nella ristorazione mentre, dal Dopoguerra  in poi, la parola menù è entrata a far parte definitivamente della cultura italiana. Questa è la storia del menù, voi la conoscevate?

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